Ho aspettato di vedere le reazioni dei giapponesi prima di parlare di questa notizia.

Conosci Kim Kardashian? Sicuramente la conosci, però se non la conosci come me, è un personaggio televisivo molto famoso in America. Se non ricordo male ha fatto un programma con le sue sorelle che è arrivato anche in Italia. Non la seguo, quindi non posso dirti molto.

Kim ha lanciato la sua linea di intimo con un nome giapponese, Kimono. Il prodotto è di diversi colori per adattarsi alla carnagione e l’etnia della persona che lo indossa. La domanda è perché il Giappone è contrario al nome? Perché non hanno niente contro la linea di intimo in sé.

Kim voleva renderlo un marchio registrato, così se volevi utilizzare quel nome per un tuo prodotto, dovevi chiedere i consensi a lei. Ai giapponesi non è andata giù.

Il kimono è un vestito tradizionale giapponese che è diventato di uso comune tra uomini e donne nel periodo Muromachi (1392–1568) e il kimono che conosciamo oggi proviene dal periodo Heian (794-1192). Il kimono per le donne ha cominciato ad avere diverse decorazioni dal periodo Edo (1600–1868). Fin dall’inizio questo vestito dimostrava il tuo livello sociale e occupazionale, soprattutto per uomini, e l’età, per le donne. Viene passato di madre in figlia e anche alla nipote.

Il kimono si veste a T, ha maniche lunghe e larghe ed è lungo fino alle caviglie. Ai piedi si indossano i sandali, chiamati geta (pronuncia gheta), i zōri e calzini chiamati tabi. Il kimono per donne è difficile da indossare da sole, devi essere aiutata da qualcuno perché è composto da dodici parti separate che hanno delle regole rigide per essere indossate e fissate. Il kimono maschile è molto più semplice da indossare perché ha solo cinque pezzi da indossare e fissare e i sandali. È di colore scuro, tessuti opachi e le decorazioni sono semplici.

Se volete conoscere ogni parte del kimono, vi consiglio di leggere questa pagina di Sakura Magazine.

Come vi dicevo prima, i giapponesi non sono stati contenti di sapere che il nome di un vestito tradizionale venisse utilizzato per un prodotto che non ricorda esteticamente un kimono. Hanno saputo la notizia di questo brand prima sul noto social network dell’uccellino blu e poi dai telegiornali.

Le risposte sono state diverse: chi dice che è meglio non usare la parola kimono perché è un indumento culturale, chi dice se Kim vuole usare questo nome deve anche spiegare cos’è originariamente un kimono (non penso lei abbia il tempo per fare questo, deve vendere) e una signora ha detto che Kim voleva fare scalpore utilizzando questo nome.

Il sindaco di Kyoto, Daisaku Kadokawa, ha scritto una lettera a lei dicendole di pensarci di più nella scelta del nome del suo brand perché il kimono rappresenta tutte le persone che amano l’indumento e la sua cultura. Ha anche scritto che non solo i giapponesi ma anche molti turisti a Kyoto indossano un kimono e ne è felice. La città di Kyoto sta cercando di registrare questo vestito tradizionale come patrimonio dell’unesco.

In un’intervista di AsianBoss, i giapponesi alla domanda se cambierà l’opinione su Kim Kardashian, le risposte sono state due: 1. ci saranno giapponesi che non cambieranno idea su di lei e la seguiranno comunque; 2. ci saranno giapponesi che smetteranno di seguirla e ci sarà del risentimento.

Se volete vedere l’intervista fatta da AsianBoss per questo scandalo, clicca qui e invece qui Sebastiano Serafini da una spiegazione in italiano della vicenda, traducendo anche alcuni commenti giapponesi da Twitter.

Cosa ne pensate di questa vicenda? Kim ha fatto bene a cambiare il nome o doveva lasciarlo? La reazione dei giapponesi è giustificata o eccessiva?


Fonti: Kyoto kimono rental, Kids web Japan, Sakura magazine, Sakura Magazine, AsianBoss, Sebastiano Serafini in Giappone