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Bentornati ad un nuovo articolo! Oggi torniamo a parlare delle favole giapponesi: nona puntata Amefuri Kozō (雨ふり坊主, lett. bambino della pioggia). Scopriamo insieme cosa ci racconta questa favola.


Amefuri Kozō (雨降り小僧)

Illustrazione dell'Amefuri Kozō di Toriyama Sekien tratto dal Konjaku Gazu Zoku Hyakki

Il bel tempo continuava e l’acqua si era prosciugata in tutti i campi.
Anche il padre di Tarō era un contadino, ma poiché il riso nei suoi campi stava per seccarsi, usciva ogni giorno a guardare il cielo, pieno di preoccupazione.

Tarō tornò da scuola e, appena posò lo zaino,

Dov’è papà? chiese alla mamma. La mamma, mentre faceva il bucato,

È andato a controllare la risaia perché il riso sta per seccarsi, rispose con aria triste.

Tarō corse subito fuori e andò a vedere la risaia, dove trovò suo padre in piedi che guardava il cielo con aria preoccupata.

Papà, papà. Sei preoccupato perché non piove? disse Tarō, correndo verso di lui da dietro.

Sì, non c’è nemmeno una nuvola in cielo, da nessuna parte. Che seccatura, disse il papà voltandosi indietro, mentre soffiava nuvole di fumo dalla pipa che teneva in bocca.

Vuoi che faccia piovere io?, chiese Tarō guardando il papà con aria seria.

Ahahahah. Non dire sciocchezze. Come potrebbe piovere con le tue forze? domandò il papà tenendosi la pancia dalle risate.

Ma papà! disse Tarō con grande convinzione.

Novaric, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons

L’altra volta, ha piovuto fino al giorno prima della festa dello sport, vero? E poi, quando ho fatto il Teru Teru Bōzu, è tornato il bel tempo, no?, disse Tarō. 

, conferma il papà

Visto che tutti erano così contenti in quel momento, quando ho detto che era stato il Teru Teru Bōzu a far tornare il sole, mi hanno detto che era fantastico.

Ahahahaha. Davvero? Il Teru Teru Bōzu ti ha dato ascolto così facilmente? chiese il papà

Certo che sì. Per questo la prossima volta voglio fare un Amefuri Bōzu e chiedergli di far piovere

Ahahahah. Beh, tutti ne sarebbero felici. Prova a farlo. Se pioverà, ti darò una ricompensa. disse il padre

A me non serve, date la ricompensa all’Amefuri Bōzu.
Tarō prese subito un foglio di carta e scrisse queste parole in hiragana.

Teru teru bōzu, mio bel bambolotto,
se sei bravo a portare il sole di botto,
sarai bravo anche a far piovere sotto.


I campi di riso son secchi e spaccati,
le piantine nei solchi si sono appassite,
deh, manda la pioggia sulle terre inaridite!


Il mio caro papà, la mia mamma diletta,
e tutti i contadini che aspettano in fretta,
sapessi che gioia per questa bagnata!


Ma se entro domani la pioggia non viene,
“bambolo bugiardo” ti scrivo sul petto,
e al gatto ti lancio per suo di diletto!


Se questo non vuoi, fa’ il tuo dovere,
da domani fa’ scendere pioggia a panieri,
e un goccio di sake ti darò da bere.


Amefuri bōzu, monello bagnato,
riempi gli stagni e ogni campo coltivato,
fa’ scendere un fiume di pioggia dal prato!

竜斎閑人正澄 (Japanese), Public domain, via Wikimedia Commons

Tarō arrotolò quella lettera a forma di testa di monaco, gli fece indossare un kimono di carta e la legò a un ramo dell’albero delle farfalle vicino alla porta sul retro.

Quella notte, mentre i tre membri della famiglia di Tarō dormivano in casa, a mezzanotte si videro lampi e si udì il rombo dei tuoni e subito dopo iniziò a piovere a dirotto, tanto da far pensare che il cielo si fosse capovolto.

Ehi, il mio Amefuri Kozō ha davvero fatto piovere! esclamò Tarō balzando in piedi.
Vado a ringraziarlo, disse mentre si apprestava a uscire, ma suo padre e sua madre lo fermarono:

È pericoloso. Se esci adesso ci sono i tuoni. Riposati e domani mattina lo ringrazierai per bene.

Così, Tarō non ebbe altra scelta che tornare a dormire.

La mattina seguente, quando si svegliò presto, il tempo era già completamente sereno e tutti erano felicissimi perché sia lo stagno che i campi erano pieni d’acqua. Il padre, che era andato a ispezionare i campi, tornò a casa sorridente. Accarezzò la testa di Tarō e disse:

Bravo, bravo, ti darò una ricompensa e lo lodò.

Non ne ho bisogno. Per favore, versate del sake sull’Amefuri Kozō disse.

Va bene, va bene, ma dove si trova l’Amefuri Kozō? chiese il padre.

Tarō lo accompagnò con gioia al portone sul retro, ma lì c’erano solo fiori di Lespedeza bagnati dalla pioggia che sbocciavano rigogliosi, mentre l’Amefuri Kozō era sparito, portato via dalla corrente.

VoDeTan2, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Avevo promesso di versargli sopra del sake… disse Tarō, scoppiando in un pianto sommesso.
Il padre lo consolò dicendo:

Probabilmente è andato a finire nel fiume dell’amore. L’Amefuri Kozō fa piovere da solo e se ne va da solo, quindi non penserà che tu gli abbia mentito. Ci penserò io a versare il sake nel fiume, così lui lo berrà felice da qualche parte. Non piangere, non piangere. Ti comprerò un’altra ricompensa…

Traduzione italiana a cura di Giada Marangon. Il testo originale in lingua giapponese di Yumeno Kyōsaku (1889-1936) è di pubblico dominio ed è consultabile su Aozora Bunko.